Chiudere un mese o un anno senza infortuni è certamente un risultato positivo. Tuttavia, quel numero, preso da solo, non dimostra che tutti i pericoli siano stati eliminati, che le misure di prevenzione funzionino sempre o che i comportamenti e le condizioni operative siano effettivamente sotto controllo.
L’assenza di conseguenze può dipendere dall’efficacia delle misure adottate, ma può anche essere influenzata da una bassa esposizione, dalla mancata segnalazione degli eventi o, semplicemente, da circostanze favorevoli. Un carico cade senza colpire nessuno; un pedone riesce a fermarsi prima dell’incrocio con un carrello; una macchina si avvia in modo inatteso quando l’operatore si è appena allontanato. In tutti questi casi il danno è pari a zero, ma la criticità è reale.
Per questo motivo, un’organizzazione che vuole comprendere il proprio livello di sicurezza non può limitarsi a contare gli infortuni già avvenuti. Deve osservare anche ciò che avrebbe potuto provocarli.
Che cosa si intende per near-miss
Con il termine near miss, o mancato infortunio, si indica un evento nel quale non si sono verificati danni alle persone, ma che avrebbe potuto produrli se le circostanze fossero state anche solo leggermente diverse. Non è quindi una semplice condizione pericolosa: è un evento realmente accaduto, nel quale una situazione potenzialmente lesiva si è sviluppata senza arrivare alla conseguenza finale.
OSHA include tra gli eventi da investigare anche i close call, cioè i casi nei quali un lavoratore avrebbe potuto essere ferito in condizioni appena differenti. La logica è coerente con la ISO 45001, che inserisce l’indagine degli incidenti, la partecipazione dei lavoratori e il miglioramento continuo tra gli elementi del sistema di gestione della salute e sicurezza.
È utile mantenere distinti tre concetti. Il pericolo è la fonte o situazione con potenziale di danno. La situazione pericolosa è la condizione nella quale una persona può essere esposta al pericolo. Il near miss è invece l’evento che si è già verificato senza causare lesioni, pur avendone avuto il potenziale.
Perché il solo indice infortunistico non basta
Il numero o il tasso di infortuni è un indicatore consuntivo: descrive eventi già accaduti. OSHA definisce questi dati lagging indicators e li distingue dagli indicatori proattivi, o leading indicators, che aiutano a verificare se le attività di prevenzione stanno funzionando prima che si produca un danno.
Il dato italiano mostra chiaramente l’importanza di misurare gli esiti, ma anche il suo limite. Nel 2025 l’INAIL ha rilevato 416.900 denunce di infortunio in occasione di lavoro, al netto degli studenti, con un aumento dello 0,49% rispetto alle 414.853 denunce del 2024. È un dato rilevante per descrivere ciò che è avvenuto; non misura, però, i near miss, le situazioni pericolose non segnalate o le barriere di sicurezza che hanno evitato conseguenze.
Anche un lungo periodo senza infortuni può quindi coesistere con esposizioni significative. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle attività a bassa frequenza ma ad alta gravità potenziale: se un evento grave è raro, l’assenza di casi in un intervallo limitato non fornisce una base statistica sufficiente per concludere che il rischio sia trascurabile.
Che cosa emerge dalla ricerca recente
Uno studio prospettico pubblicato nel 2024 sul Journal of Occupational Health ha seguito 2.755 lavoratori giapponesi che avevano vissuto e segnalato un near miss. Il 59,0% riteneva adeguata la risposta ricevuta dall’azienda, il 30,1% la giudicava inadeguata e il 10,8% dichiarava che non vi era stata alcuna risposta.
Rispetto al gruppo che aveva ricevuto una risposta ritenuta adeguata, l’associazione con un successivo infortunio risultava più elevata sia quando la risposta era giudicata inadeguata (odds ratio 1,53; intervallo di confidenza al 95% 1,25-1,88), sia quando non vi era stata risposta (odds ratio 1,75; intervallo di confidenza al 95% 1,32-2,33).

Figura 1 – Associazione tra risposta aziendale al near miss e successivo infortunio
Odds ratio aggiustati; barre di errore: intervalli di confidenza al 95%. La risposta adeguata e la categoria di riferimento (OR = 1,00). Gli odds ratio esprimono un’associazione e non una probabilita assoluta o una prova di causalita. Fonte: Inagaki et al., 2024.
Il risultato va interpretato con cautela. Si tratta di uno studio osservazionale, basato anche sulla percezione dei lavoratori e condotto in uno specifico contesto nazionale: non dimostra che una risposta inadeguata causi automaticamente un infortunio, né consente di trasferire quei valori a ogni settore. Evidenzia comunque un aspetto gestionale credibile e rilevante: raccogliere una segnalazione senza analizzarla, intervenire e restituire un riscontro può ridurre l’utilità del sistema e la fiducia dei lavoratori.
Segnalare non basta: serve una risposta organizzativa
La pubblicazione INAIL-Formedil Italia del 2025, dedicata alle imprese edili, osserva che la registrazione sistematica dei near miss è spesso assente o discontinua e collega questa criticità a una cultura della sicurezza ancora troppo centrata sull’infortunio e poco orientata alla prevenzione proattiva. Il documento è settoriale, ma il principio organizzativo è applicabile anche in altri contesti, con gli opportuni adattamenti.
Un sistema efficace non termina con la compilazione di un modulo. Deve prevedere una presa in carico chiara, la valutazione dell’urgenza, l’eventuale messa in sicurezza immediata, l’analisi delle cause dirette e delle cause radice, la definizione delle misure, la verifica della loro efficacia e il feedback al segnalatore. Se uno di questi passaggi manca, la segnalazione rischia di diventare un archivio senza conseguenze operative.
Il paradosso di ‘zero near miss’
Anche il numero dei near miss può essere interpretato male. Un valore pari a zero può significare che non si sono verificati eventi, ma può anche indicare che i lavoratori non sanno cosa segnalare, che il canale è difficile da usare, che temono ripercussioni o che in passato le segnalazioni non hanno prodotto risposte visibili.
Per lo stesso motivo, un aumento iniziale delle segnalazioni non dimostra necessariamente un peggioramento della sicurezza. Potrebbe riflettere un sistema più accessibile, una migliore formazione o una maggiore fiducia nell’organizzazione. Il numero assoluto deve quindi essere letto insieme alla qualità degli eventi, alle ore lavorate, ai reparti coinvolti e alla capacità dell’azienda di chiudere le azioni.
L’obiettivo corretto non è azzerare le segnalazioni. È ridurre le condizioni che generano gli eventi e non lasciare nessun segnale rilevante senza risposta.
Come costruire un sistema che funzioni
- Canale semplice e accessibile. La segnalazione deve richiedere poche informazioni essenziali, poter essere effettuata rapidamente e risultare disponibile anche a chi non utilizza abitualmente strumenti digitali.
- Criteri condivisi. Lavoratori, preposti e responsabili devono saper distinguere un near miss da un infortunio, da un guasto e da una semplice osservazione. Le categorie possono restare collegate, ma devono essere definite per evitare dati incoerenti.
- Assenza di automatismi punitivi. L’analisi deve cercare le cause tecniche, procedurali e organizzative, non fermarsi alla colpa individuale. Naturalmente questo non esclude la gestione di comportamenti intenzionali o gravemente negligenti, che richiedono una valutazione distinta.
- Responsabilità e tempi. Occorre stabilire chi riceve la segnalazione, chi valuta la priorità, chi assegna le azioni e in quanto tempo deve essere dato un primo riscontro.
- Feedback e verifica dell’efficacia. Il segnalatore dovrebbe sapere che l’evento è stato preso in carico, quali misure sono state decise e se hanno funzionato. Il feedback non è un elemento accessorio: rende visibile il valore della partecipazione e sostiene le segnalazioni future.
Quali indicatori affiancare al numero di infortuni
Non esiste un unico KPI valido per tutte le organizzazioni. È preferibile utilizzare un insieme ristretto di indicatori, coerenti con dimensioni, rischi e maturità del sistema.
| Indicatore | Che cosa aiuta a valutare |
| Segnalazioni rapportate a ore lavorate o addetti | Il livello di emersione degli eventi, da interpretare insieme al contesto e non come obiettivo da massimizzare. |
| Tempo medio di presa in carico | La reattivita del sistema dopo la segnalazione. |
| Percentuale di eventi prioritari analizzati entro il termine | La capacità di concentrare le risorse sulle criticità con maggiore potenziale di danno. |
| Azioni concluse entro la scadenza | La capacità di trasformare l’analisi in interventi effettivi. |
| Azioni con efficacia verificata | Se la misura ha realmente ridotto o controllato il rischio, oltre alla semplice chiusura formale. |
| Segnalazioni con feedback restituito | La trasparenza del processo e il coinvolgimento dei lavoratori. |
Il supporto di Enne2
ENNE2 supporta le organizzazioni nella definizione di procedure per la segnalazione, l’analisi e la gestione dei near miss e nella costruzione di indicatori coerenti con il proprio sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
Fonti utilizzate
- INAIL, Denunce di infortuni e malattie professionali (periodo gennaio – dicembre 2025) – Apri la fonte
- Inagaki M. et al. (2024), Relationship between a company’s adequate response to near-misses and occupational accidents: a 1-year prospective cohort study – Apri la fonte
- INAIL – Formedil Italia (2025), Segnalazione e comunicazione dei mancati infortuni e delle situazioni pericolose per le imprese edili – Apri la fonte





